Ce lo “meritiamo”?

Sembra oramai evidente che il tema del merito in questo tempo politico sia un tema centrale.

Abbiamo creduto fosse inizialmente rivolto al solo mondo della scuola, lo stesso titolo del ministero è cambiato ufficialmente, ma è evidente che non riguarda solo il campo dell’istruzione.

Il ridimensionamento prima e l’abolizione poi, ad esempio, di quello che abbiamo imparato a conoscere come il reddito di cittadinanza ci dice che questo sussidio lo “meriterebbero” solo coloro che “per davvero” sono impossibilitati a lavorare.

Come “meritano” di poter pagare  fino a 5000 euro in contanti coloro (beati loro verrebbe da dire) che dispongono di tale cifra.

Certo balza subito agli occhi la differenza, assai sostanziale, tra chi chiede un sussidio di 500 euro mensili e chi può pagare fino a 5000 euro in contanti.

Ma fa niente…del resto possono essere rottamate cartelle fino ad un certo anno, e non dello stesso importo da quell’anno in poi!

Valorizzare il merito è cosa importante ed è certamente una esigenza tante volte sottolineata e sempre poco praticata.

In ambito sociale, ad esempio, merita chi si distingue per doti o per intuizioni, chi esercita il coraggio sano delle idee, chi illumina il proprio cammino con il faro dell’etica e della morale.

In ambito scolastico: merita certamente di emergere chi è più bravo, chi sviluppa capacità e competenze che si rivelano utili non solo per se stesso ma anche per gli altri (società), chi fa della curiosità il tarlo della propria conoscenza.

Ma come si fa a “calcolare” il merito o addirittura a determinarlo attraverso i risultati?

Come si sa i risultati, in genere, dipendono da tutta una serie di fattori e i risultati scolastici, poi, sono senza dubbio il frutto di una complessa successione di conseguenze e di effetti personali.

Come non tenere conto, ad esempio, del  contesto familiare nel quale si cresce: il livello di istruzione della famiglia, il modo e la possibilità con cui la famiglia si prende cura dell’alunno facendogli vivere e sperimentare la “bellezza” di ambienti sani e costruttivi, la stessa presenza o meno di una famiglia che circonda la vita dell’alunno, la situazione finanziaria della vita della famiglia dell’alunno.

E’ evidente che emergere (meritare) provenendo da una situazione di difficoltà è cosa più complicata che emergere (meritare) provenendo da una situazione di agio.

Ma la scuola è di tutti, è per tutti ed è veramente “bella” quando, prendendosi cura di ognuno, non lascia indietro nessuno.

Il campo del merito sconfina, inevitabilmente, in quello del diritto.

Merita di essere accolto sulla terra ferma chi scappa dalla guerra, dalla fame o dalla pestilenza?

Merita di non essere lasciato nel Mediterrano chi cerca una condizione migliore di vita?

Meritava Godan, il neonato di 21 giorni arrivato morto di freddo – tra le braccia di sua mamma – di arrivare vivo al molo Favaloro di Lampedusa la notte tra il 9 e il 10 novembre ?

E noi… meritiamo che, dinanzi a tutto questo, il tema di questi giorni sia se, nel 2022, quando tutto è digitalizzato si debba pagare in contanti o col POS?

Ce lo meritiamo? o… ce lo meritiamo!

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Lindo Monaco

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