“Sediamo in silenzio guardandoci attorno. Ci è voluta una vita per impararlo. Sembra che solo i vecchi siano capaci di essere felici anche quando stanno l’uno accanto all’altra senza dir nulla”. (Nicholas Sparks – Le pagine della nostra vita). Stare in silenzio è la situazione più ricorrente tra gli anziani, perché, rimasti soli nella vita, con qualche problema oltre all’età avanzata, amareggiati dall’impotenza di non essere più quelli di una volta, si chiudono in se stessi e non vogliono parlare con nessuno. In questi casi, la differenza tra una qualsiasi Casa di riposo ed una che accoglie e ridà vita sociale alla persona anziana, costituisce un risultato di grande valore umano; questo è il caso della Casa di Riposo Brancaccio di Matera.
Per capire di più abbiamo incontrato la Direttrice della struttura dott.ssa Filomena Loperfido che ci ha parlato delle varie trasformazioni che negli anni ha subito la Casa di Riposo Brancaccio.
La struttura affonda le sue origini nel lontano 1722 quando mons. Antonio Maria Brancaccio, arcivescovo di Matera, eresse un monte frumentario di 1003 moggi di grano con cui “i coloni mendici rinvengano il mezzo onde coprire pressoché graziosamente i loro terreni e sovvenire alla loro indigenza”. Nel 1885 diventa Asilo di Mendicità Brancaccio, nel 1934 Casa di riposo ed ebbe come sua prima sede il Convento di Sant’Agostino, nei Sassi di Matera. Nel 2009 diventa Fondazione Residenza Assistenziale “Mons. Brancaccio” seguita direttamente dall’Arcidiocesi di Matera-Irsina ed infine nel 2016 la gestione dei servizi di assistenza alla persona viene affidata alla Cooperativa Il Sicomoro.
La mendicità iniziale si trasforma: diventa una prestazione più complessa per donare a tanti anziani un luogo attrezzato di accoglienza e di cura per accompagnarli più adeguatamente nella vecchiaia. Lo scopo principale della “Residenza” è quello di ospitare con gioia e dedizione gli anziani, donare un sorriso amorevole, fare in modo che escano da loro ”silenzio” per aprirsi ad una vita più ricca di relazioni e di senso.
Qualche anno addietro la Residenza Assistenziale “Mons. Brancaccio”, con il sostegno sostanziale e determinante dei fondi 8xmille, si è arricchita di un ulteriore reparto, la Residenza Sanitaria Assistita, che sarà dedicato all’assistenza di anziani non autosufficienti non in fase acuta ma in riabilitazione oppure in lunga degenza. Tale necessità è conseguenza dell’allungamento della vita media degli anziani che diventano, quindi, più bisognosi di assistenza.
La nuova struttura della Residenza Sanitaria Assistita, che occupa l’intero 3° piano, è costituita da 23 posti letto tutti nuovi e di grande qualità con possibilità di ampliare ulteriormente tale funzione con un’altra decina di posti. Inoltre, come struttura sanitaria, deve rispondere a superiori standard di qualità, sicurezza ed affidabilità per cui si è reso necessario adeguare tutto il complesso della Residenza alle norme antincendio secondo le prescrizioni di legge e nuovi sistemi di aereazione con la creazione di zone sicure aerate. Anche questi lavori sono rientrati nel progetto CEI finanziato dall’8xmille.
La struttura della Residenza Assistenziale Brancaccio è costituita da 3 piani ed ospita attualmente 98 ospiti in totale compresi gli anzidetti 23 del 3° piano. Gli ospiti presenti sono nella generalità dei casi non autosufficienti tranne un 10% parzialmente autosufficienti.
La nuova struttura sanitaria al 3° piano é già da tempo funzionante a regime solvente e si attende nei prossimi giorni, avendo compiuto tutto l’iter procedurale, l’arrivo dell’autorizzazione definitiva per la stipula della Convenzione con la Regione Basilicata.
Il personale della Cooperativa “Il Sicomoro”, che gestisce la RSA, presieduta dal dott. Michele Plati, è variamente composto, con doti di grande professionalità e spirito di servizio, da medici, infermieri, OSS, educatori-animatori e personale tecnico. Inoltre, nella struttura operano tre suore.
Il presidente del Consiglio di Amministrazione e Legale Rappresentante della Fondazione Onlus “Mons. Brancaccio” in Matera è Mons. Pietro Amenta dell’Arcidiocesi di Matera-Irsina.
La prima Lettera di Giovanni ci insegna che “Dio è amore” (4, 8). In quanto “uomo di Dio”, il presbitero non può essere, dunque, che l’uomo della carità. Non ci sarebbe in lui un vero amore di Dio – e nemmeno una vera pietà, un vero zelo apostolico – senza l’amore verso il prossimo. Tutte le persone della Casa di Riposo, dal Presidente della Fondazione agli operatori della Cooperativa Il Sicomoro, concorrono nella grande opera di carità nella realizzazione di un servizio di assistenza agli anziani.
L’intervista fatta alla Direttrice della Casa di Riposo Brancaccio è stata coronata da un incontro inatteso e piacevole e cioè, tra gli ospiti presenti nel salone riuniti in alcune attività di animazione da due brave educatrici, con il precedente Presidente della Fondazione impegnato per decenni nella Struttura, Don Vito Andrisani, ormai anziano e anch’egli ospite, il quale in uno scambio di battute ha detto “sono tornato a casa mia“. Nessuna certificazione di qualità poteva attestare meglio la vera funzione della Casa di Riposo Brancaccio.
Ogni anno, grazie alle firme dei contribuenti, si realizzano migliaia di progetti che vedono impegnati sacerdoti, suore e tantissimi operatori e volontari che quotidianamente rendono migliore un Paese reale, fatto di belle azioni, di belle notizie.
Destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica equivale, quindi, ad assicurare conforto, assistenza e carità grazie ad una firma che si traduce in servizio al prossimo attraverso iniziative, come la Residenza Assistenziale “Mons. Brancaccio”, che danno speranza e migliorano la vita di tante persone.
Possono sostenere la Chiesa con l’8xmille tutte le persone che hanno un reddito di lavoro dipendente o una pensione, o altro e, per questo, pagano allo Stato italiano un’imposta, che si chiama IRPEF e dal quale lo Stato Italiano preleva l’8xmille.
Ci sono diversi modi per presentare la dichiarazione dei redditi e alcune persone non sono obbligate a presentarla. Ma lo Stato garantisce a tutti di poter indicare a chi far gestire le risorse dell’8xmille. Nel nostro caso, alla Chiesa cattolica.
Come si firma, caso per caso, nella esemplificazione riportata nel seguente link:






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