Riflessioni su una guerra che non si comprende

La guerra in Ucraina ha un sapore fuori dal tempo. Sembra un avvenimento che abbiamo letto nei libri di Storia quando, per farci comprendere come si formavano gli Stati, ci descrivevano una serie di avvenimenti bellici che venivano generati dal solo desiderio di conquista del potere. Ma la realtà delle morti e distruzioni ci riportano all'oggi.

Le ultime notizie di cronaca dall’Ucraina si sono arricchite di ulteriori elementi creando altra confusione per la giusta comprensione di questa guerra: il riferimento va alla richiesta di ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato. Infatti, non si sono ancora spente le polemiche sull’opportunità di fornire armi all’Ucraina per difendersi, visto che alcuni ritengono che ci si può difendere senza armi e che la pace la si può ottenere lasciando fare all’aggressore di turno, che si affaccia nella discussione degli italiani quest’altro problema che secondo alcuni costituirebbe un’ulteriore minaccia per la pace in Europa.

Ancora una volta gli italiani si dividono come allo stadio diventando, questa volta, analisti militari; c’è chi ritiene che l’allargamento della NATO apra una porta ad un conflitto mondiale e c’è, invece, chi ritiene che la pace la si ottiene con il bilanciamento e l’ostentazione della forza. Tutto ciò è legittimo pensarlo in quanto riguarda il destino del paese e quindi il futuro prossimo di tutti i suoi abitanti. A questo punto è logico chiedersi:  dove sta la verità? Come approcciare nella maniera corretta questi argomenti visto che dai salotti televisivi si sentono tanti pareri, a volte diametralmente opposti, ma che spesso sanno molto di propaganda e poco di vera analisi geopolitica. E allora, bisogna essere atlantisti, e perché, oppure pacifisti anzi pseudo pacifisti russofili, e perché, o semplicemente restare indifferenti? Inoltre, la confusione si è accentuata visto anche la conflittualità verbale che si è creata tra le chiese ortodosse di Ucraina e di Russia.

Sta di fatto che sono trascorsi quasi tre mesi da quando un paese sovrano ha invaso un altro paese sovrano, distruggendo strutture militari e civili, scolastiche e addirittura ospedali. E con la distruzione delle strutture sono morte tante persone e tante altre, ferite, stanno morendo per mancanza di cure adeguate visto che nei pochi ospedali rimasti in piedi non ci si può stare ma si è costretti a rifugiarsi nei sotterranei a causa dei continui allarmi aerei.

A questo punto viene da chiedersi come si sia potuto arrivare a tale basso livello di umanità dei popoli e delle persone? E la dignità della persona umana ha ancora un senso? Si ha l’impressione che di fronte a questi avvenimenti sembra prevalere solo l’importanza delle avanzate dell’esercito invasore o delle battute di arresto che l’esercito del paese invaso riesce a imporre agli aggressori. E i tanti bambini che sono rimasti soli, impauriti, smarriti, nudi al freddo delle strade, non interessano più a nessuno tranne a pochi coraggiosi operatori dei media che vogliono documentare la realtà della guerra. A chi interessano gli anziani, con i tanti guai di salute che già avevano e che si sono aggravati, che non hanno più lacrime da versare per i vari dolori sofferti?

Certo, i paesi limitrofi all’Ucraina e la stessa Italia si stanno prodigando per accogliere al meglio possibile i profughi costituiti soprattutto da donne e bambini, ma a quelli che sono restati (donne, bambini, anziani, uomini combattenti  e soprattutto i feriti senza cure opportune) qualcuno ci pensa? In qualche maniera si riesce a far arrivare cibo e medicinali dall’Occidente, ma cosa passa nei loro cuori e nella loro mente, come e a che punto sono stati devastati nel proprio intimo dall’orrore della guerra? Queste valutazioni certamente l’aggressore non le fa, e noi le facciamo?        

In occasione del messaggio di Papa Francesco per la 50ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, qualcuno ha detto che non si possono raccontare storie di misericordia solo attraverso le immagini. Ed è quello che c’è alla base del grande dibattito oggi esistente attorno la guerra in Ucraina; solo il sentito dire e le deformazioni mentali sociopolitiche animano i dibattiti. Il Papa diceva ancora: “per comunicare la misericordia bisogna camminarci dentro. Farne esperienza. Condividerla”. In che maniera, sta a noi capirlo!

Papa Francesco è intervenuto più volte sulla guerra in Ucraina con la semplicità che gli è tipica e che conquista sempre i cuori di molti, anche quelli che si ritengono lontani dalla fede. Quando parla di misericordia, di pace si riferisce sempre al bene di tutti, dai più fragili ai più forti. Egli è strumento limpido che lascia passare la forza dirompente del Vangelo. Il Papa ci ricorda che “Il Vangelo ci chiede soltanto di non guardare da un’altra parte, che è proprio l’atteggiamento più pagano dei cristiani: il cristiano, quando si abitua a guardare da un’altra parte, lentamente diventa un pagano travestito da cristiano”. Ed ancora con l’espressione: “Una guerra sempre — sempre! — è la sconfitta dell’umanità, sempre”, il Papa si rivolge ai contendenti evidenziando che la morte e le distruzioni rappresentano solo la sconfitta dell’umanità. Invita, invece, ad evitare la violenza e la sopraffazione ricorrendo invece al confronto, al sano confronto, e al dialogo.

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Domenico Infante

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