Mi capita spesso di pensare e riflettere su quanto sia facile abituarsi, nel mondo di oggi, alle disuguaglianze e alle ingiustizie. Ci stiamo abituando a lasciare indietro gli ultimi, a disprezzare chi è di un’altra nazionalità, ad utilizzare parole violente e anche ad atti violenti, agli interminabili conflitti e alla sofferenza per il massacro di migliaia di bambini. In questo modo senza accorgersene rischiamo di perdere il rispetto con chi camminiamo insieme, oltre ad essere sordi all’ascolto e al dialogo.
Bisognerebbe incontrare gli studenti dell’università, tutti gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado, i giovani che frequentano le parrocchie, i giovani impegnati nelle associazioni di cittadinanza attiva su vari argomenti, per parlare insieme a loro che sognano un futuro diverso, di pace, di dialogo e di dignità per tutti. Questo spetta a tutti: alle istituzioni pubbliche, alla scuola, alla Chiesa, perché abbiamo smesso di ascoltarli.

Mi vengono in soccorso le parole di Papa Leone XIV quando dice: “Ogni persona ha sempre una dignità inviolabile, da rispettare e custodire”.
Purtroppo in una società che sta progressivamente e forse volutamente rinunciando al dialogo, rischiamo di perdere anche la capacità di riconoscere l’altro e di riconoscere la sua dignità. Ai giovani bisogna parlare del rischio di una cultura della sopraffazione, dove conta solo affermare se stessi, anche imponendosi sugli altri con ogni mezzo.
Invece dobbiamo ricordarci che il dialogo non è debolezza, anzi è l’unico modo per costruire la pace e nella pace poter costruire il futuro che questi giovani sognano e che noi come adulti sogniamo per loro.
La dignità di una persona non dipende da quello che ha o da quello che fa, la dignità c’è sempre, ci deve essere sempre. E noi la dobbiamo custodire nelle parole che scegliamo, nel rispetto reciproco e nell’attenzione verso chi è più fragile, verso chi è diverso da noi per nazionalità, religione e cultura, condannando con forza e massima determinazione quel termine “remigrazione” che si sta diffondendo sempre più nella nostra società. Se non impariamo a riconoscere la dignità negli altri, lentamente perderemo anche la nostra. Non possiamo consentire tutto questo.
Papa Francesco rivolgendosi ai giovani, ma ciò vale anche per noi adulti, li esortava: “Il vostro servizio disinteressato per la verità e la libertà, per la giustizia e la pace, per la famiglia e la politica è il contributo più bello e più necessario che potete offrire alle istituzioni per la costruzione di una società nuova”.
Ed ancora in altra parte del discorso diceva: “Per favore, non perdere la capacità di sognare: quando un giovane perde questa capacità, non dico che diventa vecchio, no, perché i vecchi sognano. Diventa un ‘pensionato della vita’. È molto brutto. Per favore, giovani, non siate “pensionati della vita”, e non lasciatevi rubare la speranza! Mai! La speranza non delude mai!” (Discorso del Santo Padre Francesco ai membri del Consiglio nazionale dei giovani del 16/11/2024)
Diamo vita a un nuovo pensiero per il mondo non fondato sulla “forza”.

Il Papa riceve una delegazione del Consiglio Nazionale dei Giovani (VATICAN MEDIA Divisione Foto)




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